Se sei qui è perché hai letto da qualche parte o ti hanno consigliato di fare “follow for follow” su Instagram o Twitter o Tik Tok o su qualche altro social con lo scopo di aumentare i followers.
Ecco, te lo dico subito. NON farlo!
Nelle righe che seguono ti spiegherò perché fare follow for follow è sbagliato, controproducente e ad alto rischio. Ne va della qualità del tuo profilo IG da qui ai prossimi mesi.
Sommario articolo
ToggleFollow for follow: cos’è?
Come funziona il Follow for Follow e perché dovresti evitarlo
Il follow for follow è una pratica che è stata molto in uso fino a qualche anno fa, per fortuna molto meno usata oggi, ma ancora in voga e molto popolare.
Basti pensare che su Instagram questo hashtag ha quasi 216 milioni di citazioni (e la sua variante #followforfollowback ne conta più di 260 milioni!).

Ma cosa significa “Follow for Follow”? Che tipo di tecnica è?
Semplice: usando questo hashtag (e le sue varianti, come detto sopra) stai chiedendo alle persone “seguimi e ti seguirò anche io”, ossia riceverai il follow di alcune persone che tu dovrai seguire a tua volta.
Bello, anzi bellissimo! Un ottimo modo per aumentare i followers, vero? No, non lo è. Ed ora ti spiego perché.
Perché è sbagliato fare follow for follow
Follow for Follow: il fenomeno che influisce negativamente sulla tua presenza online
La pratica del follow “ricambiato” sui social può effettivamente portare ad un aumento di followers in poco tempo. Ma qui iniziano i problemi.
1. Follower non in target
Il primo problema è che ti ritroverai con una serie di follower del tutto inutili e fuori target. Che senso ha aumentare i followers, spesso soprattutto stranieri, se non sono minimamente in linea con quello che proponi?
Se fai tutorial sul trucco, che te ne fai dei follower maschi, adulti e (per esempio) indiani o canadesi?
Se parli di automobili e moto, che te ne fai delle casalinghe? A che serve avere followers boliviani, cinesi, finlandesi, se hai un bar alla periferia di Roma?
Certo il numeretto che cresce può entusiasmarti, ma è una metrica inutile se non porta ad un reale incremento di valore, di clienti, di contatti e di richieste.
2. Dopo il follow, spariscono
Il secondo (grande) problema del follow for follow è: dopo averti seguito, spariscono. Letteralmente. Non li vedrai mai più interagire con i tuoi contenuti. Zero.
E allora, cosa ti seguono a fare? Anche tu probabilmente farai la stessa cosa con loro.
Non solo, ma qui entra in gioco l’algoritmo: perché se hai 10mila followers ma quando posti qualcosa ricevi solo 10 like e nessun commento, l’algoritmo del social (qualsiasi esso sia) pensa “quello che scrive questo tizio non interessa a nessuno, sciò! Penalizziamolo, facciamolo scendere in basso nel feed”.
Complimenti! Il tuo account è bello che rovinato, adesso per ripulirlo ti ci vorranno settimane se non mesi di lavoro. Buona fortuna!
3. Non è una pratica permessa
Dulcis in fundo, questa pratica è “scorretta” e va contro le regole del social. Perché si pensa che i followers siano reali persone interessate a quello che scrivi o dici, non che siano stati acquisiti in questo modo.
Pertanto, io starei molto attento a fare una cosa del genere, col rischio di ritrovarmi penalizzato o shadowbannato…
Se ti interessa davvero ottenere più like e aumentare i followers, dai un’occhiata ai post che ho scritto in proposito!
Tutti siamo follower sin dalla nascita
Seguire gli altri per avere più follower: un approccio che funziona davvero?
Lascia ora che faccia una riflessione.
Tutti noi siamo follower di qualcosa o di qualcuno, sin dalla nascita. Siamo fatti così.
Se hai tempo, prova a fare questo: fermati in una strada trafficata e guarda in alto. Ad un certo punto qualcuno si fermerà e seguirà il tuo sguardo. Presto altre persone interromperanno ciò che stavano facendo e guarderanno in alto dove stai guardando tu.
Prima che tu te ne renda conto, avrai involontariamente riunito una folla di persone, tutte intente a guardare le nuvole.
Bene: non avrai solo riprodotto uno degli esperimenti più classici della psicologia sociale, ma sarai riuscito a creare la tua piccola schiera di follower.
Quelle persone che si sono fermate assieme a te non sono “strane”. Al contrario, rispettano una delle nostre predisposizioni naturali, quella che ci porta ad essere in ogni istante della vita seguaci (follower) di qualcuno o qualcosa.
È l’impostazione predefinita nel nostro cervello e inizia a svilupparsi quando portiamo ancora il pannolino.
Entro pochi minuti dalla nascita, i bambini iniziano a mimare l’espressione facciale della mamma, e dall’età di circa 3 mesi seguiranno continuamente il suo sguardo.
Da circa 9 mesi in poi, i bambini guardano lo stesso oggetto che la madre sta guardando, per verificare che entrambi stiano fissando la stessa cosa.
Poi, dai 14 mesi, sono in grado di dirigere lo sguardo della madre su un determinato oggetto, ad esempio puntando il viso in quella direzione, in modo da coordinare le loro attività.
Tutto questo non dovrebbe sorprenderci: tutti conosciamo la dinamica scoperta dal premio Nobel Konrad Lorenz, per la quale le giovani oche sono biologicamente programmate per seguire il primo oggetto che si muove quando si schiudono dall’uovo.
Di solito è ovviamente la mamma oca, ma Lorenz ha dimostrato che quando la mamma oca viene sostituita da un essere umano, le giovani oche appena nate seguiranno quest’ultimo.
Falsi follower e social network
Ovviamente tutte queste dinamiche sono esasperate nell’era dei social networks.
Siamo tutti portati a seguire le persone e i profili che riteniamo autorevoli. Il problema sono le vanity metrics, metriche di vanità costituite dal numero di follower che porta a considerare automaticamente “autorevole” quel profilo o persona.
Tutti conosciamo la questione che riguarda l’acquisto di follower “un tanto al chilo”, per non parlare delle reti zeppe di BOT che prelevano dati di utenti esistenti e generano profili falsi.
Pratica usata per veicolare fake news, pubblicità ingannevoli e influenzare il dibattito politico.
Come nel caso recente di profili falsi su Twitter che millantavano un ritorno a casa dopo il terremoto del 2016.
Ora, nei casi di “leader” in carne ed ossa, abbiamo la possibilità di interagire e di renderci conto delle loro effettive qualità intellettuali ed etiche, smettendo di seguirli o di prenderli a riferimento. Il tutto si basa anche sulle nostre sensazioni più in superficie.
Ma nel caso di un profilo Instagram, Facebook o Tik Tok, la nostra responsabilità e la nostra consapevolezza richiedono un’enorme bagaglio di conoscenze e competenze.
Senza di queste siamo vulnerabili, esposti ad influenze non sempre positive, che cambiano il nostro modo di vedere le cose.
In questo mondo “social“, dominato dalle interazioni e dai numeri, è estremamente difficile riuscire ad apparire realmente innovativi e concreti.
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