Siamo tutti follower

Immagine followers

Se sei abbastanza coraggioso, prova a fare questo: fermati in una strada trafficata e guarda il cielo. Ad un certo punto qualcuno si fermerà e seguirà il tuo sguardo fisso. Presto altre persone interromperanno ciò che stavano facendo e guarderanno il cielo. Prima che tu te ne renda conto, avrai involontariamente riunito una folla di persone, tutte intente a guardare le nuvole.

Bene: non avrai solo riprodotto uno degli esperimenti più classici della psicologia sociale, ma sarai riuscito con poco a creare la tua piccola schiera di follower.

Quelle persone che si sono fermate assieme a te non sono "strane". Al contrario, rispettano una delle nostre predisposizioni naturali, quella che ci porta ad essere in ogni istante della vita seguaci (follower) di qualcuno o qualcosa.

È l'impostazione predefinita nel nostro cervello e inizia a svilupparsi quando portiamo ancora il pannolino.

Entro pochi minuti dalla nascita, i bambini iniziano a mimare l'espressione facciale della mamma, e dall'età di circa 3 mesi seguiranno continuamente il suo sguardo.

Da circa 9 mesi in poi, i bambini guardano lo stesso oggetto che la madre sta guardando, per verificare che entrambi stiano fissando la stessa cosa.

Poi, da 14 mesi in poi, sono in grado di dirigere lo sguardo della madre su un determinato oggetto, ad esempio puntando il viso in quella direzione, in modo da coordinare le loro attività.

Tutto questo non dovrebbe sorprenderci: tutti conosciamo la dinamica scoperta dal premio Nobel Konrad Lorenz, per la quale le giovani oche sono biologicamente programmate per seguire il primo oggetto che si muove quando si schiudono dall'uovo. Di solito è ovviamente la mamma oca, ma Lorenz ha dimostrato che quando la mamma oca viene sostituita da un essere umano, le giovani oche appena nate seguiranno quest'ultimo.

Follower e social network

Ovviamente tutte queste dinamiche sono esasperate nell'era dei social networks.

Siamo tutti portati a seguire le persone e i profili che riteniamo autorevoli. Il problema sono le vanity metrics, le metriche di vanità costituite dal numero stesso di follower che porta a considerare automaticamente "autorevole" quel profilo o quella persona.

Tutti conosciamo, ahimè, la dannosa questione che riguarda l'acquisto di follower "un tanto al chilo", per non parlare delle reti zeppe di BOT i quali prelevano dati di utenti esistenti e generano profili falsi, per veicolare fake news, pubblicità ingannevoli e influenzare il dibattito politico, come nel caso recente di profili falsi su Twitter che millantavano un ritorno a casa dopo il terremoto del 2016.

Ora, nei casi di "leader" in carne ed ossa, abbiamo la possibilità di interagire e di renderci conto delle loro effettive qualità intellettuali ed etiche, smettendo di seguirli o di prenderli a riferimento. Il tutto si basa anche sulle nostre sensazioni più in superficie. Ma nel caso di un profilo Facebook, un account Twitter, un profilo Instagram, la nostra responsabilità e la nostra consapevolezza richiedono un’enorme bagaglio di conoscenze e competenze: senza di queste siamo vulnerabili, esposti ad influenze non sempre positive, che cambiano il nostro modo di vedere le cose.

In questo mondo "social", dominato dalle interazioni e dai numeri, è estremamente difficile riuscire ad apparire realmente innovativi e concreti.

Vota:
2
Se hai pagato il tuo sito meno di 15.000 Euro, hai...
Immancabili: i trend del web marketing nel 2018

Forse potrebbero interessarti anche questi articoli

 
x
Newsletter
Se vuoi, puoi iscriverti alla mia newsletter: non invio e-mail molto spesso, ma quando lo faccio mi piace condividere storie, esperienze e tutorial.
Tengo molto alla privacy, quindi non cederò i tuoi dati né farò spam.